Ultima modifica: 22 Aprile 2021
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Intitolazione scuole – biografia personaggi

MARIE CURIE

Maria SalomeaSklodowska, più conosciuta come Marie Curie, è stata la prima donna nella storia a vincere un Premio Nobel (Fisica, 1903) e la prima persona a vincerne due (Chimica, 1911).

Nata a Varsavia nel 1867, già a quattro anni si rivela speciale: una mattina, in campagna con la famiglia, stanca di ascoltare la sorella maggiore Bronislawa, si impossessa del libro e inizia a leggere ma, davanti allo stupore di tutti, all’idea di essersi dimostrata sfacciata, farfuglia le sue scuse: “Non l’ho fatto apposta, è così facile…”.

Termina il ginnasio a quindici anni ottenendo una medaglia d’oro per i suoi risultati. Decide di lasciare la Polonia, dove le donne non sono ammesse agli studi superiori, per Parigi e lì si iscrive alla Sorbona, una delle più prestigiose università del mondo, per concentrare i propri studi sulla fisica, la chimica e la matematica. Qui, dopo aver cambiato il proprio nome in Marie, incontra Pierre Curie che diventerà suo marito. Il loro sarà un matrimonio basato sulla comune passione per lo studio e la ricerca.

Nel 1897, poco dopo aver dato alla luce la primogenita Irène, si concentra sullo studio dei raggi emessi dall’uranio. Le analisi, precise e sistematiche, la portano a scoprire quella che lei stessa chiamerà radioattività, ovvero l’emissione di radiazioni come proprietà atomica dell’elemento dell’uranio. Seguiranno tante altre scoperte. Nel 1898 durante lo studio della pechblenda, un minerale radioattivo e una delle principali fonti naturali dell’uranio, lei e Pierre arrivano a scoprire una nuova sostanza, trecento volte più attiva dell’uranio che decidono di ribattezzare Polonio in onore del paese d’origine di Marie. Nello stesso anno, i due fanno un’altra scoperta: il radio, addirittura novecento volte più attivo dell’uranio. Nel 1903 Pierre e Marie, insieme ad Antoine Henri Becquerel, ricevono il Premio Nobel per la Fisica.

Pierre e Marie, intuendo il potenziale del radio nella ricerca medica, in particolare nella cura del cancro, decidono di non brevettare la propria scoperta per permettere a tutti di farne uso. All’epoca nessuno sapeva ancora quanto l’esposizione a questa sostanza fosse pericolosa.

Il 19 aprile del 1906, a due anni dalla nascita di Ève, la loro secondogenita, Pierre Curie viene investito da una carrozza e muore sul colpo. Si ipotizza siano proprio stati gli effetti del radio, con cui era costantemente a contatto negli ultimi anni, ad avergli compromesso i riflessi impedendogli di schivare la vettura. Marie diventa così “la vedova illustre”. L’università Sorbona, fa una cosa mai accaduta in precedenza: offre a Marie la cattedra lasciata vacante dalla morte del marito Pierre, uno dei suoi migliori professori, ma Marie, lungi dal sentirsi onorata, si offende perché sa di esser stata chiamata principalmente perché vedova dell’illustre professor Curie e non per i propri meriti accademici. Alla fine tuttavia accetta l’incarico diventando la prima donna in assoluto titolare di una cattedra della Sorbona di Parigi.

Nel 1911 Marie riceve un secondo Premio Nobel, questa volta per la Chimica sebbene la sua vita di scienziata, donna e di origini polacche, non sia affatto facile. Inoltre, a causa della relazione che, da qualche tempo, ha con il fisico francese Paul Langevin, uomo sposato e padre di quattro figli, il comitato del Nobel, pur riconoscendo le sue grandi scoperte, la invita a non presentarsi a Stoccolma per ritirare il premio. Marie tuttavia rifiuta: è una donna indipendente e emancipata, convinta che le sue scelte personali niente hanno a che vedere con il suo impegno verso la scienza e, contro il parere comune, si presenta a Stoccolma per ritirare il premio di persona e, nel suo discorso, rivendica i propri meriti e il contributo del suo defunto marito Pierre. Rientra a Parigi e per lei inizia un periodo di forte depressione dal quale, con l’aiuto delle figlie e degli amici, riemergerà solo un anno più tardi.

Nell’estate del 1914, allo scoppio della Grande guerra, Marie desidera ancora una volta poter dare il proprio contributo all’umanità e, aiutata dalla figlia Irène, predispone venti camion dotati di strumentazione a raggi X da mandare al fronte dove già molti sono i feriti e i mutilati. È convinta così di poter dare aiuto ai medici sul campo e risparmiare inutili amputazioni. È la nascita delle prime unità mobili di soccorso radiografico.

Il 4 luglio 1934, il corpo ormai gravemente minato dalle radiazioni, Marie muore a Passy, all’età di sessantasette anni.

Ancora oggi i suoi quaderni, abiti e oggetti personali sono custoditi in pesanti scatole di piombo che ne isolano la radioattività della quale sono contaminati.